Le fratture da fragilità rappresentano una sfida importante per i sistemi sanitari, non solo in termini di costi, ma soprattutto per l’impatto che hanno sulla qualità di vita, sulla mortalità e sulla disabilità a lungo termine.
L’assorbimetria a raggi X a doppia energia (DXA) resta il riferimento clinico per la diagnosi di osteoporosi e per il monitoraggio della densità minerale ossea. Tuttavia, la disponibilità limitata delle apparecchiature e i costi di gestione possono rendere difficile uno screening esteso e tempestivo.
Oggi, l’evoluzione delle tecnologie MedTech sta aprendo nuove possibilità. La radiologia convenzionale, tradizionalmente utilizzata per valutazioni morfologiche, può diventare anche uno strumento quantitativo e predittivo.
La valutazione della densità minerale ossea (BMD) attraverso algoritmi applicati alle immagini RX rappresenta un’innovazione ad alto valore clinico, che si fonda su tre elementi chiave:
- Maggiore efficacia diagnostica. La possibilità di intercettare segnali di rischio anche in esami eseguiti per altre indicazioni cliniche consente di aumentare l’identificazione precoce dell’osteoporosi.
- Integrazione di parametri qualitativi. Oltre alla misurazione della massa ossea, è possibile estrarre marcatori digitali correlati alla fragilità scheletrica, come il Bone Strain Index (BSI), che offre una stima della qualità strutturale dell’osso, arricchendo il quadro clinico.
- Integrazione dei dati per una valutazione del rischio più accurata. L’elaborazione di dati oggettivi permette una stima più precisa del rischio di frattura, favorendo percorsi terapeutici personalizzati e decisioni cliniche più mirate.
L’analisi basata su RX non si propone come alternativa alla DXA, ma come strumento complementare, capace di ampliare le opportunità di screening e rafforzare la prevenzione.

